MASSIMILIANO ALIOTO. GHOSTS?

Museo Hendrik Christian Andersen

24 novembre 2017 - mostra

Massimiliano Alioto. GHOSTS?

MASSIMILIANO ALIOTO. GHOSTS? 

Dal 24 novembre 2017 al 4 febbraio 2018 il Polo Museale del Lazio, diretto da Edith Gabrielli  presenta al Museo Hendrik C. Andersen, diretto da Maria Giuseppina Di Monte, la mostra MASSIMILIANO ALIOTO. GHOSTS? curata da Gabriele Simongini.

Il Museo Andersen si ripopola quasi magicamente con la famiglia dello scultore Hendrik Christian, grazie alle opere di Massimiliano Alioto, artista brindisino di nascita e milanese d’adozione, che nel suo DNA coltiva la vocazione a riattivare le memorie del passato sotto il segno della tradizione in divenire.
Così il titolo della mostra, “GHOSTS?”, col punto interrogativo, partendo dal titolo di un gruppo di quadri realizzati per l’occasione (“Ghost town”), intende appunto suggerire apparizioni e presenze in bilico fra realtà e visione, sogno e memoria, ricostruzione filologica e immaginazione. Attraverso 33 quadri, 8 disegni ed un’installazione sembrano tornati a Villa Helene gli Andersen: lo scultore Hendrik Christian, sua madre Helene, i fratelli Andreas e Arthur, la sorella adottiva Lucia Lice, la cognata Olivia Cushing. E non mancano, fra gli altri, Henry James ed Ernest Hèbrard, l’architetto francese che collaborò con Hendrik al progetto per “The World Communication Centre”.
Come scrive Gabriele Simongini, curatore della mostra, “i cent’anni precisi che separano i due artisti (Hendrik Christian Andersen è nato nel 1872 e Massimiliano Alioto nel 1972: misteriosa alchimia dei numeri…) si azzerano completamente, forse perché a Roma, come diceva Henry James, amico strettissimo di Hendrik, “il tempo si disintegra”. Fra loro si è creata un’ osmosi misteriosa fatta di affinità elettive che si nutrono di analogie e soprattutto di contrasti”.
La mostra e le opere di Alioto nascono in stretta osmosi con la storia e le atmosfere del Museo Andersen, in accordo con le linee guida delle esposizioni temporanee presentate nell’ambito del Polo Museale del Lazio, di cui il Museo Andersen fa parte. Così, agli occhi di Alioto ciò che è giunto a noi attraverso le sculture monumentali di Andersen, i suoi progetti, i rapporti intellettuali intrattenuti con insigni personalità, la caparbietà di perseguire un’utopia purtroppo irrealizzata (“The World Communication Centre”), rappresentano nel loro complesso la genesi di un’opera totale, articolata e grandiosa, che a sua volta arricchisce, incoraggia ed alimenta l’utopia dello spettatore: l’arte genera arte, l’arte del passato senza fatica dialoga con quella del presente. Alioto prova a ricreare il mondo “reale” di Andersen, fatto di vite, personaggi, incontri e situazioni, che rievochino al contempo la sua utopia mai compiuta. Il viaggio nel tempo della famiglia Andersen e dei suoi amici porta con sé tante trasformazioni e quei volti non sono mai pure citazioni “fotografiche”, emergono invece da uno spazio amniotico che li rigenera in una dimensione liquida, dilavata, talvolta caleidoscopica, frantumata in mille riflessi, e soprattutto percorsa dalle interferenze dello spettro solare. Sono spettri rianimati dallo spettro in cui si scompone la luce del sole, con un calembour pittorico? E su questa via Alioto immagina anche, da tanti punti di vista diversi, una “Ghost town” ispirata da varie aree, realmente esistenti, della zona di Fiumicino, quelle che Benito Mussolini promise di destinare alla realizzazione della “Città mondiale” senza poi mantenere l’impegno. Al piano terra invece, nello studio di Andersen gremito di figure monumentali e pur colme di affetti intimi, Alioto porta direttamente le scie dello spettro solare attraverso un intervento installativo che stabilisce una connessione concettuale con le opere del piano superiore riportando anche l’attenzione sull’essenza del lavoro pittorico, fondato sul colore-luce. Così, distesa sul pavimento del museo a cingere le sculture, la scomposizione dello spettro cromatico proietta idealmente le opere plastiche in una sorta di viaggio spazio-temporale (un “teletrasporto a basso costo”, lo definisce l’artista) che quasi le porta nel paesaggio contemporaneo dell’area di Fiumicino dipinto da Alioto, quello dove sarebbe dovuto sorgere “The World Communication Centre”.
In occasione della mostra, realizzata in collaborazione con DL Arte e M77 Gallery, verrà pubblicato da De Luca editore un catalogo con un testo introduttivo di Maria Giuseppina Di Monte, un saggio di Gabriele Simongini, un’intervista all’artista di Giuditta Elettra Lavinia Nidiaci e le riproduzioni delle opere esposte.

MASSIMILIANO ALIOTO è nato a Brindisi nel 1972, inizia a disegnare sin da bambino, studiando al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dal 1994 inizia ad esporre le proprie opere in Italia, dal Caffè storico letterario delle Giubbe Rosse di Firenze ad importanti gallerie e spazi pubblici di Roma e Milano. Nel 2004 espone per la prima volta a New York, presso Scope Art. Dal 2004 al 2007 collabora con la galleria di Giovanni Bonelli esponendo fra l’altro nella mostra “Miracolo a Milano” (2005) presso il Palazzo della Ragione di Milano. Dal 2007 collabora con Italian Factory di Milano e produce importanti mostre e pubblicazioni editoriali, fra cui la “Trilogia sul Paesaggio Naturale”. Nel 2013 partecipa alla 55a Biennale di Arti Visive di Venezia nel Padiglione della Repubblica Araba Siriana. Nel 2017 ha tenuto la sua ultima personale, intitolata “Asfissia” e presentata negli spazi M.A.C. Fondazione Maimeri, a Milano.